Mercati, obbligazioni vicine al punto di svolta

A cura di Rocco Bove, head of fixed income di Kairos Partners Sgr

Finalmente ci siamo. Dopo un tempo che è sembrato a tratti infinito, siamo giunti al momento in cui, guardando avanti, non dobbiamo più interrogarci sul “se” i tassi inizieranno a scendere, ma solo sul come, quando e di quanto. Non che questi altri interrogativi siano meno importanti, ma oggettivamente siamo di fronte ad un cambiamento di direzione strategica, di quelli che si registrano una volta ogni ciclo economico.

Se a questa riflessione aggiungiamo che il ciclo che abbiamo appena vissuto è stato eccezionale sotto tutti i punti di vista — sia per l’entità che per la violenza della stretta monetaria che ha caratterizzato l’ultimo anno e mezzo — è facile comprendere la sensazione quasi tangibile di essere ad un punto di svolta sui mercati obbligazionari.

La virata nella politica monetaria delle Banche Centrali potrebbe avere come primo tangibile effetto un progressivo irripidimento delle curve dei rendimenti (in gergo bullish steepening) che, in un regime di tassi in discesa, si normalizzerebbero ritrovando la loro naturale pendenza positiva.

Al di là di ciò, va anche considerato come sulle componenti più lunghe delle curve potrebbe pesare l’importante volume di nuove emissioni, attese per finanziare lo stock di debito che a livello globale continua a infrangere record su record.

Un altro aspetto da monitorare con attenzione saranno i gap temporali e le differenti tabelle di marcia delle Banche Centrali, complici le diverse velocità dei cicli economici nelle varie geografie (con inevitabili ripercussioni sulle valute).

Sul segmento obbligazionario appare opportuno un posizionamento che tenda ad allungare l’esposizione di duration, passando da scadenze brevi (2-5 anni) a scadenze intermedie (5-7 anni), prestando però attenzione a quelle molto più lunghe.

Anche a livello di qualità di credito ci si potrà concedere qualche libertà in più, tornando a guardare con interesse il mondo dei mercati emergenti sia in valuta forte che in quella locale e anche al mondo crossover e delle emissioni BB corporate.

Va comunque ricordato che i primi due trimestri del 2024 saranno ancora deboli dal punto di vista della crescita economica, soprattutto in Europa. Occorrerà dunque agire con cautela nell’approcciare segmenti di mercato più “frizzanti”, come quello dell’High Yield e delle singole B, perché sarà facile ipotizzare una maggiore dispersione di rendimenti e un tasso di default in fisiologico aumento.

Rimane una view molto positiva su tutto il segmento financials che ha trovato piena normalizzazione anche nelle componenti più subordinate dopo il terremoto Credit Suisse.