Mercati, il punto prima di Ferragosto

Di Craig Erlam, analista di mercato senior, Regno Unito e EMEA, OANDA

È stata un’altra settimana molto positiva per i mercati azionari, che in molti casi hanno allungato la corsa a quattro settimane grazie al maggiore ottimismo degli investitori sulle prospettive economiche.

Questa settimana è stata tutta dedicata ai dati sull’inflazione che, francamente, potrebbero essere la forza dominante dei mercati fino al simposio di Jackson Hole. Il fatto che l’inflazione non solo sia rallentata negli Stati Uniti, ma sia stata anche più rapida rispetto alle previsioni di consenso, è stata una doppia vittoria e gli asset di rischio ne stanno beneficiando.

Naturalmente, non è necessario immergersi molto nei dati per vedere che i prezzi del carburante stanno avendo un impatto considerevole, per una volta favorevole. Questo non è un elemento che influenzerà la Fed, anche se alleggerirà un po’ il peso dell’economia. La Fed dovrà vedere segnali più ampi di attenuazione delle pressioni inflazionistiche per allentare il freno a fine anno.

Vale la pena sottolineare anche l’apparente scollamento tra i mercati azionari e obbligazionari. I mercati azionari danno l’impressione che non sia tutto così negativo come sembra – il Dow è a meno del 10% dai suoi massimi storici – mentre il mercato obbligazionario ha segnali di recessione che lampeggiano in rosso. L’inversione 2-10 non solo è evidente, ma questa settimana è la più invertita degli ultimi 20 anni. Per quanto tempo gli investitori potranno ignorarlo?

La Cina sottoperforma in un contesto di aumento dei casi Covid

Nella notte abbiamo assistito a guadagni ampi, anche se relativamente modesti, in tutta l’Asia, con la sottoperformance dello Shanghai Composite. Forse la politica di zero Covid continua a frenare il Paese, che ha registrato un leggero aumento dei casi, tra cui un piccolo numero a Shanghai, che potrebbe rendere gli investitori un po’ nervosi.

La politica rimane un rischio costante per l’economia, che allo stesso tempo sta affrontando altri venti contrari e la leadership sembra insolitamente a suo agio nel mancare l’obiettivo di crescita annuale. Tutto ciò rende improbabile qualsiasi prospettiva di ulteriore allentamento monetario nel breve termine, con la PBOC che questa settimana ha sottolineato la sua cautela nonostante i dati sull’inflazione abbiano sorpreso al ribasso.

Dati non così negativi come quelli del Regno Unito

Non sarà divertente osservare i dati economici del Regno Unito nei prossimi mesi e la tristezza sembra essere iniziata presto, con i numeri del PIL che stamattina riportano una leggera contrazione nel secondo trimestre – anche se leggermente inferiore alle previsioni – dopo il calo dello 0,6% di giugno, anch’esso migliore del consenso. In sostanza, le cose vanno male, ma non così male come si temeva, e questo potrebbe essere il massimo per un po’ di tempo. Naturalmente, come si può vedere dalla reazione della sterlina, nessuno è dell’umore giusto per festeggiare.

La riduzione dello 0,2% dei consumi reali delle famiglie non potrà che peggiorare con l’arrivo dell’inverno, con i prezzi dell’energia destinati a salire ancora di una cifra impressionante. Vi fornirei l’ultima stima dell’aumento, ma nel momento in cui invierò questo messaggio, probabilmente sarà già aumentato di nuovo. Con le famiglie che stringeranno i cordoni della borsa quest’inverno, i consumi probabilmente caleranno ancora di più, provocando la recessione che la BoE temeva da tempo e che ora ha raddoppiato.

Il Brent punta a 100 dollari dopo una settimana di titoli contrastanti

Il mercato petrolifero si è ripreso questa settimana, con il Brent che è tornato a flirtare con le tre cifre. Questa settimana c’è stato molto da digerire, con i colloqui sul nucleare iraniano in corso, l’aumento delle scorte statunitensi, l’aumento della produzione USA, la saga dell’oleodotto Druzhba e le varie previsioni.

Anche le stesse previsioni hanno offerto pareri contrastanti, con l’OPEC che ha ridotto la crescita della domanda e si aspetta che il mercato petrolifero si trasformi in un surplus nel trimestre in corso. L’AIE, invece, prevede una crescita della domanda più sostenuta, dovuta in parte al passaggio dal gas al petrolio, mentre alcuni Paesi reagiscono ai prezzi elevati.

Tutto sommato, le oscillazioni dei prezzi evidenziano quanto il mercato sia ancora teso e sensibile ai picchi. Un accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran potrebbe cambiare le cose, ma credo sia chiaro che i trader non puntano su questo, visto come si sono svolti i colloqui fino a questo momento.

Un convincente caso rialzista per l’oro

L’oro sta mantenendo i suoi guadagni nonostante stia lottando per raggiungere i 1.800 dollari. Il metallo giallo è stato brevemente scambiato al di sopra di questo livello dopo i dati sull’inflazione, ma sembra che i trader abbiano cambiato rapidamente idea, privilegiando invece gli asset di rischio. Il fatto che continui a mantenere la maggior parte dei guadagni senza alcuna correzione significativa potrebbe suggerire che c’è ancora appetito per l’oro, con un rallentamento della stretta monetaria visto come un risultato favorevole.

Questo sarà un test interessante per l’oro, poiché 1.800 dollari potrebbero rappresentare un punto di rotazione interessante da un punto di vista tecnico se non c’è il desiderio di vederlo al di sopra di qui, ma in definitiva l’argomento per l’oro rialzista rimane abbastanza convincente.

Bitcoin in difficoltà per lo slancio

Si preannuncia un finale di settimana relativamente tranquillo e questa potrebbe non essere una buona notizia per il bitcoin nel breve termine, in quanto potrebbe incoraggiare alcune prese di profitto nel fine settimana. Oggi il bitcoin è sceso di circa l’1% ed è tornato sotto i 24.000 dollari al momento della scrittura. L’aspetto interessante del bitcoin a questi livelli è lo scarso slancio dei rialzi, che renderà molto difficile superare i 25.000 dollari. È un segno che stiamo assistendo a una presa di profitto o che la correzione ha fatto il suo corso e che si prospettano ulteriori pressioni al ribasso?