Asset allocation: metalli preziosi attesi quest’anno sugli scudi

La grande protagonista del 2023 è stata sicuramente la politica monetaria delle principali banche centrali dei Paesi occidentali, le quali hanno fatto della riduzione dell’inflazione il loro obiettivo principale. In particolare, l’innalzamento dei tassi d’interesse ha improvvisamente proiettato gli investitori in un mondo in cui i rendimenti dell’obbligazionario sarebbero stati positivi per un arco temporale discretamente lungo. Tutto ciò ha provocato una massiccia riallocazione delle risorse, della quale le commodity, e in particolare i metalli preziosi, hanno pagato il prezzo più alto, in quanto asset che non generano rendite nel tempo.

Tuttavia, “ora lo scenario attuale dovrebbe essere più favorevole per le commodity e i metalli, con le banche centrali apparentemente orientate verso un ciclo monetario più accomodante e con lo scenario internazionale ancora fortemente instabile”. Ad affermarlo è Benjamin Louvet, Head of Commodities di Ofi Invest AM, che di seguito spiega nei particolari la view.

L’unica eccezione alla contrazione del mercato del 2023 è stata rappresentata dall’oro, che nei primi mesi dell’anno scorso ha beneficiato dello shock generato dalla bancarotta di alcune banche statunitensi, il quale ha portato molti a pensare che il ciclo di rialzo dei tassi si potesse interrompere prematuramente. In seguito, a settembre, il rallentamento dell’indice dei prezzi e la stabilizzazione del mercato del lavoro hanno portato le autorità monetarie a paventare la fine del ciclo di inasprimento e l’oro ha registrato un rally chiudendo ai massimi storici.

Per quanto riguardano i primi mesi del 2024, ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente si è aggiunto quello nel Mar Rosso e anche le tensioni tra Cina e Stati Uniti; tutti elementi che hanno portato l’oro a un rapporto molto più favorevole rispetto al solito con i tassi d’interesse. Un ruolo attivo in questa dinamica lo hanno avuto anche le banche centrali, che continuano ad acquistarne su larga scala: 1.136 tonnellate – circa un quarto dell’offerta mondiale – nel 2022, e altre 800 tonnellate nei primi tre trimestri del 2023. Il fatto che le istituzioni che stabiliscono la politica monetaria stiano acquistando oro su larga scala è senza dubbio un fattore significativo che non dovrebbe essere ignorato. Tutto ciò rende l’oro il metallo meglio posizionato per beneficiare del background descritto in precedenza e per segnare nuovi massimi storici nel 2024. Non bisogna poi ignorare che quest’anno sarà caratterizzato anche da elezioni molto importanti e sentite, in particolare negli Stati Uniti, che potrebbero aggiungere incertezze geopolitiche e, di nuovo, sostenere i prezzi, con l’oro che potrebbe attestarsi tra i 2.300 e i 2.400 dollari l’oncia.

All’andamento del primo si è accodato anche l’argento, sebbene con una maggiore volatilità. Tuttavia, nonostante possa contare su un sempre maggiore impiego nelle tecnologie per la decarbonizzazione, le scorte accumulate negli anni della pandemia hanno portato la Cina a non comprarne un grande quantitativo, il che ha impedito all’argento di chiudere il 2023 in positivo. Nonostante ciò, le prospettive sembrano indicare che l’obiettivo potrà essere centrato quest’anno. Infatti, nel 2024 il mercato della sostenibilità dovrebbe mostrare nuovamente un deficit per il quarto anno consecutivo, ma le scorte industriali cinesi saranno state liquidate; pertanto, il prezzo dovrebbe trarne grandi benefici. Questi fattori potrebbero spingere il prezzo del metallo tra i 28 e i 30 dollari l’oncia entro l’inizio del 2025.

Rimanendo sulle riserve accumulate dalla Cina durante il periodo del Covid-19 bisogna, coloro che hanno sofferto maggiormente sono stati i platinoidi; anche loro, ampiamente utilizzati nella decarbonizzazione e, in particolare, nella produzione di marmitte catalitiche per veicoli a combustione interna. A differenza dell’argento, questi hanno risentito anche della narrativa che vede il passaggio ai motori elettrici come un evento ormai scontato, il che fa sorgere più di un dubbio circa l’utilità di questi metalli. Di conseguenza, gli speculatori hanno venduto grandissime quote di palladio. Anche le voci persistenti sulle massicce vendite da parte della Russia, uno dei principali produttori al mondo, secondo le quali avrebbe liquidato le sue quote per pagare parte del suo sforzo bellico, e le aspettative secondo cui il platino lo avrebbe sostituito nelle componenti in alcuni veicoli a motore, hanno contribuito a trascinare al ribasso il prezzo. Tuttavia, il palladio ha registrato anche un forte rimbalzo. Innanzitutto, perché Mosca non ha solo aumentato le vendite, ma ha anche ridotto fortemente la produzione, ma soprattutto perché i prezzi si sono contratti a tal punto che diverse miniere sono ora in deficit e potrebbero prendere in considerazione la chiusura. Dato che si prevede un deficit anche per il 2024, non è improbabile che si arrivi a uno “short squeeze”, ovvero un fenomeno in cui gli speculatori al ribasso sono costretti a liquidare in fretta le loro posizioni, provocando un forte rimbalzo dei prezzi. Il palladio potrebbe poi essere sostenuto da due ulteriori fenomeni: poiché la differenza di prezzo con il platino si è notevolmente ridotta, la tendenza alla sostituzione potrebbe essere invertita; inoltre, anche in questo caso le scorte sono state liquidate. Nonostante ciò, è improbabile che il palladio ritorni sui suoi livelli massimi (picco massimo 3.000 dollari l’oncia), sebbene i prezzi potrebbero risalire fino a 1.400 – 1.500 dollari l’oncia.

Va sottolineato che i produttori di veicoli elettrici hanno difficoltà a passare da un mercato che oggi è essenzialmente incentrato su prodotti di alta gamma ad un mercato di massa. Di conseguenza, la maggior parte dei marchi ha rivisto al ribasso le proprie previsioni di vendita fino alla fine del 2023. A ciò si aggiunge la riduzione dei sussidi pubblici in diversi mercati (Germania, Francia, Cina, ecc.), che potrebbe frenare le vendite degli EV a vantaggio degli ibridi, che sono ad alta intensità di platino. Il platino, infatti, ha un futuro brillante davanti a sé, in quanto essenziale anche per la produzione e l’impiego dell’idrogeno verde, tecnologia che molti governi stanno sostenendo e che potrebbe vedere un forte aumento della domanda in questo settore. Tuttavia, è difficile sapere a quale ritmo si svilupperà questa fonte rinnovabile, il che rende incerto l’andamento del prezzo del metallo nei prossimi mesi. In conclusione, nonostante le difficoltà incontrate nel 2023, questi vari fattori di supporto potrebbero consentire al platino di ritornare ai livelli di 1.100 dollari l’oncia.